Tribunale di Perugia, Sez. lavoro, 04.07.2012

Il mobbing si sostanzia in una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, consistente in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica e da cui può conseguirne la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio psichico e della sua personalità. Ai fini della configurabilità di una siffatta condotta del datore di lavoro rilevano, quindi, la molteplicità dei comportamenti persecutori, illeciti o anche leciti se singolarmente considerati, attuati in maniera sistematica ai danni del dipendete, l'evento lesivo della salute o della personalità di quest'ultimo, il nesso eziologico tra la condotta del datore ed il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore, la prova dell'elemento soggettivo ovvero dell'intento persecutorio.



 

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