Benvenuto, Ospite
Nome utente: Password: Ricordami

ARGOMENTO: I presupposti per l'applicazione di misure cautelari personali

I presupposti per l'applicazione di misure cautelari personali 7 Anni 1 Mese fa #95

  • Marco
  • Avatar di Marco
Fatto

Durante lo svolgimento delle indagini preliminari i Carabinieri di Follonica notificavano al signor XXX una ordinanza del G.I.P. con la quale veniva disposta la applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Il giorno seguente, a seguito dell’interrogatorio di garanzia, la stessa misura cautelare veniva revocata e sostituita con quella consistente nell’obbligo di firma.

Diritto

Le disposizioni generali sulle misure cautelari personali, previste all’inizio del libro quarto del codice, attuano e, in larga misura, rafforzano i principi costituzionali della riserva di legge e della giurisdizione. Infatti il codice di procedura penale sancisce all’art. 272 che “le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo”. Inoltre, l’art. 279 stabilisce che sulla applicazione, revoca o modifica delle misure cautelari “provvede il giudice che procede”. Il codice stabilisce le seguenti condizioni generali di applicabilità delle misure cautelari personali: 1. la gravità del delitto: le misure cautelari interdittive e coercitive non possono essere applicate per le contravvenzioni (nel qual caso possono irrogarsi misure cautelari reali). In secondo luogo, l’art. 280 impedisce che possano applicarsi misure coercitive ed interdittive al di sotto di una soglia minima di gravità del delitto addebitato; tale soglia fa riferimento alla pena detentiva stabilita nel massimo per il delitto. 2. i gravi indizi: la disposizione di cui all’art. 273 indica la quantità minima di prova che deve essere presente per poter applicare la misura cautelare personale. I gravi indizi devono essere capaci di resistere ad interpretazioni alternative sulla ricostruzione del fatto e sulla responsabilità dell’imputato, anche se può residuare un qualche margine di dubbio. Concludendo sul punto occorre rilevare come la misura cautelare sia un provvedimento allo stato degli atti e si basi su elementi di prova provvisori ed incompleti che, tuttavia, hanno valore di prova all’interno della fase cautelare. Pertanto ad essi si devono applicare quelle regole generali sulle prove che sono previste nel libro terzo del codice. 3. la punibilità in concreto: l’art. 273, comma 2, richiede che il delitto addebitato sia punibile in concreto; in caso contrario non vi è la possibilità di applicare alcuna misura cautelare personale. L’applicazione delle misure cautelari personali avviene in due fasi. Nella prima vi è una decisione del giudice fondata su una richiesta che viene presentata dal pubblico ministero senza che sia sentita la difesa, poiché la misura deve essere eseguita “a sorpresa” per essere efficace. Nella seconda fase vi è una qualche forma di contraddittorio perché il giudice per le indagini preliminari deve interrogare l’indagato ed il difensore deve essere preavvisato dell’atto e può essere presente. Durante lo svolgimento della prima fase il pubblico ministero deve presentare al GIP tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate. Successivamente il giudice deve decidere e motivare in modo esaustivo la propria ordinanza, evidenziando gli elementi di fatto dai quali si ricavano i gravi indizi, le esigenze cautelari ed i criteri di scelta della misura; se applica la custodia cautelare in carcere deve spiegare perché tale misura non può essere sostituita con altre meno gravi. Occorre sottolineare che il giudice non può applicare una misura cautelare più grave di quella richiesta dal pubblico ministero. La seconda fase del procedimento applicativo ha inizio nel momento in cui la misura cautelare personale è eseguita e si conclude con l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari. In seguito all’interrogatorio dell’indagato il giudice “valuta se permangono le condizioni di applicabilità e le esigenze cautelari”; quando ne ricorrono le condizioni, deve provvedere “alla revoca o alla sostituzione della misura disposta”. La legge n. 332 del 1995 ha imposto al pubblico ministero di depositare immediatamente, insieme all’ordinanza, anche la richiesta del pubblico ministero e gli “atti presentati con la stessa”. Un avviso di deposito deve essere notificato al difensore, che ha diritto ad esaminare gli atti in cancelleria. La legge 332 ha inoltre disposto che “l’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del pubblico ministero non può precedere l’interrogatorio del giudice”. Infatti, l’interrogatorio del giudice deve avvenire entro un termine breve (cinque giorni se è disposta la custodia in carcere; dieci giorni per tutte le altre misure); inoltre, deve svolgersi obbligatoriamente entro quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa istanza nella richiesta di custodia cautelare. La misura perde di efficacia se il giudice non vi procede.
Accedi o registrati per partecipare alla discussione. Se sei un professionista, dai un'occhiata qui!



Tempo creazione pagina: 0.091 secondi
Powered by Kunena Forum