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ARGOMENTO: Arricchimento senza causa: presupposti e proponibilità dell'azione

Arricchimento senza causa: presupposti e proponibilità dell'azione 6 Anni 1 Mese fa #93

  • Marco
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Fatto

L’ingegner XXX, su ricorso depositato, otteneva dal Presidente del Tribunale di Grosseto decreto ingiuntivo nei confronti del Comune di Scarlino a compenso dell’opera professionale prestata per un importo di Lit. 241.290.244. Avverso tale provvedimento monitorio si opponeva il Comune di Scarlino deducendo la mancanza di un conferimento di incarico all’ingegnere. Il Tribunale di Grosseto accoglieva l’eccezione del Comune opponente e revocava il decreto ingiuntivo ritenendo che il Comune non avesse conferito alcun incarico professionale all’ingegnere. Contro tale decisione proponeva appello XXX dolendosi, anzi tutto, che il Tribunale avesse concluso per l’insussistenza dell’incarico professionale senza valutare parte della documentazione prodotta e svolgendo, in secondo luogo, azione di arricchimento senza causa non proposta in primo grado.

Diritto

Per stabilire quali siano gli elementi costitutivi dell’arricchimento senza causa occorre prendere le mosse dall’art. 2041 del c.c.: “Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale. Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che l’ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda”. Dal dettato normativo si comprende che, per aversi arricchimento senza causa, sono necessari: 1. l’arricchimento: consiste nell’aver conseguito una qualche forma di profitto, lucro o incremento economico. Da ciò discende che l’arricchimento deve essere inteso in senso rigorosamente oggettivo come profitto economico, mancata spesa o mancata perdita economica; 2. il pregiudizio: presupposto essenziale dell’arricchimento non è infatti tanto il danno, ma piuttosto l’esistenza di un profitto conseguente la lesione dell’altrui diritto o situazione protetta. Più che l’espressione danno è pertanto preferibile utilizzare quella di pregiudizio conseguente il comportamento lesivo dell’altrui diritto. Il pregiudizio non implica infatti un danno vero e proprio, o una perdita patrimoniale, ma è insito nel fatto stesso della lesione; 3. la mancanza di giusta causa: l’arricchimento non è ingiustificato quando si sia verificato in base ad un titolo di natura negoziale o comunque in base ad un comportamento volontario dell’impoverito, volto a soddisfare un proprio interesse o un proprio bisogno affettivo. Viceversa, la mancanza di giusta causa viene invece ritenuta nell’ipotesi di prestazioni eseguite in base a contratti di cui poi si accerti la nullità o si dichiari l’annullamento, salvo che il contratto sia stato dichiarato nullo per violazione di norme imperative: 4. la correlazione tra arricchimento e pregiudizio: tale necessaria correlazione implica che il pregiudizio e l’arricchimento derivino dal medesimo fatto costitutivo. Rimangono invece prive di rilevanza le ipotesi in cui ad avvantaggiarsi della prestazione patrimoniale sia un soggetto diverso dal destinatario di essa; 5. la sussidiarietà dell’azione: l’azione di arricchimento ha natura sussidiaria e pertanto può essere proposta solo quando manchi un’altra azione con cui il danneggiato possa ottenere l’indennizzo per il pregiudizio subito. L’azione risulta quindi improponibile quando una diversa azione sia astrattamente ipotizzabile, a nulla rilevando che in concreto l’esercizio di quest’ultima abbia avuto esito negativo oppure risulti preclusa per intervenuta prescrizione o decadenza. Peraltro, qualora la diversa azione risulti ab origine insussistente per difetto del titolo posto a suo fondamento, l’azione di ingiustificato arricchimento può essere proposta in un successivo giudizio o anche in via subordinata nel medesimo giudizio, nel caso in cui il titolo dedotto con la domanda principale si riveli insussistente. Venendo a trattare della proponibilità in appello dell’azione di arricchimento senza causa occorre prendere le mosse dall’orientamento costante della Suprema Corte: la domanda di indennizzo per arricchimento senza causa integra, rispetto a quella di adempimento contrattuale originariamente formulata, una domanda nuova – come tale inammissibile, a norma dell’art. 184 c.p.c., in difetto di accettazione del contraddittorio – in quanto dette domande non sono “intercambiabili” e non costituiscono articolazioni di una unica matrice, riguardando entrambe diritti cosiddetti “eterodeterminati” (per l’individuazione dei quali è indispensabile il riferimento ai relativi fatti costitutivi, che divergono sensibilmente tra loro ed identificano due distinte entità) e l’attore, sostituendo la prima alla seconda, non solo chiede un bene giuridico diverso, così mutando l’originario petitum, ma, sopratutto, introduce nel giudizio gli elementi costitutivi di una nuova e diversa situazione giuridica, che erano privi di rilievo, invece, nel rapporto contrattuale. Concludendo, la proposizione dell’azione di arricchimento senza causa per la prima volta in appello è ammissibile solo in caso di accettazione, implicita od esplicita, del contraddittorio.
Avv. Marco De Stasio
Studio Legale De Stasio - Associazione Professionale
Via dell'Industria 1070 - 58022 Follonica
- www.studiodestasio.it

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