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ARGOMENTO: Gli effetti preclusivi dell'accordo transattivo.

Gli effetti preclusivi dell'accordo transattivo. 6 Anni 1 Mese fa #92

  • Marco
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Fatto

La signora XXX, nel 19XX fu sottoposta ad induzione del parto, dando alla luce la piccola XXX, che risultava essere affetta da grave cerebropatia, la quale ultima era conseguenza diretta del danno ipossico - ischemico prenatale, ricollegabile esclusivamente ad una condotta assistenziale negligente ed imprudente dei medici XXX. A seguito del verificarsi di tale evento dannoso, è stata intrapresa una azione civile diretta ad ottenere il risarcimento del danno biologico e morale patito dalla minore e del danno patrimoniale sofferto dai genitori, come risultava chiaramente dal petitum di detto primo giudizio. Successivamente, in corso di causa, è stato concluso con un accordo transattivo per la somma complessiva di € XXX, la cui validità ed efficacia era stata espressamente subordinata alla autorizzazione del giudice tutelare, autorizzazione che, quindi, ne integrava il contenuto. Nel 19XX si è verificato il decesso della minore XXX ed è attualmente in corso un giudizio penale a carico dei due medici, i quali sono imputati del reato di omicidio colposo. La signora XXX e suo marito, in proprio e per il figlio minore XXX, parti offese nel suddetto procedimento, intendono costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno morale e del danno da rottura del vincolo familiare, dagli stessi subito a seguito della morte della figlia minore, ma i difensori dei due imputati sostengono che con la conclusione dell'accordo transattivo le parti offese non sarebbero legittimate a costituirsi parte civile in quanto il loro danno sarebbe già stato risarcito proprio da quell'accordo.

Diritto

In considerazione del fatto che la intervenuta transazione non ha soddisfatto il danno morale patito dalle parti offese, la costituzione di parte civile appare legittima per i seguenti motivi: · in primis, il petitum del primo giudizio non coincide con il petitum della costituzione di parte civile. Infatti il bene della vita di cui si domanda il riconoscimento è differente nei due casi: nel primo riguardava il danno biologico e morale sofferto dalla minore XXX ed il danno patrimoniale patito dai sui genitori; nel secondo riguarda il danno morale sofferto dai genitori a seguito dell'evento morte; · secundis, gli eventi di cui si tratta sono assolutamente differenti, anche se i fatti da cui essi derivano sono i medesimi: infatti, come risulta dalla perizia redatta dal consulente incaricato, l'unico antecedente rilevante e determinante nella verificazione dell'exitus finale è stato il grave danno ipossico - ischemico prenatale da cui risultava essere affetta la minore. Concludendo su questo primo punto occorre sottolineare che il risarcimento avvenuto a mezzo della transazione del primo giudizio civile era conseguente alle lesioni personali colpose mentre, nel giudizio penale, il risarcimento sarebbe conseguente al reato di omicidio colposo; · inoltre, nel caput controversum della transazione entra solamente la questione in concreto sollevata dalle parti, individuata non dal rapporto o dal frammento di rapporto contestato, ma dalle argomentazioni avanzate dalle parti e dai fatti addotti a sostegno delle rispettive pretese. Pertanto questo non comprende tutte le questioni deducibili relativamente alla situazione su cui si transige, ma soltanto quelle effettivamente dedotte. Quindi il danno morale patito dai genitori non risulta essere transatto, come è ben possibile comprendere dall'atto di autorizzazione del giudice tutelare, che, come rilevato in precedenza, costituisce parte integrante e complementare della transazione; · infine, secondo l'orientamento prevalente e costante della dottrina e della giurisprudenza, i danni morali patiti dai prossimi congiunti del danneggiato in caso di lesione personale, anche gravissima, non sono risarcibili (una per tutte Cass. 23 febbraio 2000, n. 2037). Tale assunto si basa sul riferimento all'art. 1223 c.c., il quale esclude la risarcibilità dei danni indiretti, osservando al riguardo che la menomazione fa soffrire immediatamente e direttamente il danneggiato, e solo in vita mediata ed indiretta i suoi congiunti (tra le tante si considerino Cass. 17 ottobre 1992 n. 11414; Cass. 16 dicembre 1988 n. 6854). Ad analoga soluzione è giunta la dottrina che, con argomentazioni logico giuridiche pienamente condivisibili, dopo aver evidenziato che nel caso di lesioni la sofferenza dei congiunti del danneggiato non è immediata e diretta, ma soltanto mediata, ed in alcuni casi lontana del fatto causativo. I danni morali patiti dai congiunti divengono quindi risarcibili soltanto quando il danno è diretto, per tale dovendosi intendere solamente il danno derivante dalla morte della vittima. Per ciò che riguarda il danno da rottura del vincolo familiare occorre affermare che la risarcibilità di questo nuovo genere di danno è stata riconosciuta dal Tribunale di Treviso - sezione civile - con l'Ordinanza 30 luglio - 7 agosto 2001 dove si afferma che, come stabilito dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza 184/86, l'art. 2043 c.c., correlato all'art. 32 Cost., vada necessariamente esteso fino a ricomprendere tutti i danni che, almeno potenzialmente ostacolano le attività realizzatrici della persona umana. Di conseguenza bisogna riconoscere che l'esigenza della tutela dell'integrità familiare trova comunque fondamento nella Cost. agli artt. 2, 29, 30 e 31 e che pertanto, l'ingiusta soppressione del vincolo familiare rappresenta un fatto generatore di responsabilità. In conclusione, è da ritenere perfettamente legittima la costituzione di parte civile e, conseguentemente, la richiesta dei danni conseguenti al reato di omicidio colposo. Infatti, come da sempre e da tutti riconosciuto il risarcimento del danno deve coprire e comprendere tutte le conseguenze avvenute a seguito dell'evento dannoso.
Avv. Marco De Stasio
Studio Legale De Stasio - Associazione Professionale
Via dell'Industria 1070 - 58022 Follonica
- www.studiodestasio.it

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