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ARGOMENTO: La successione nei contratti di comodato nelle ipotesti di trasferimento d’azienda

La successione nei contratti di comodato nelle ipotesti di trasferimento d’azienda 6 Anni 11 Mesi fa #91

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Fatto

La Srl XXX, nell’anno 1998, aveva stipulato un contratto ex art. 1803 c.c. con il Ristorante ZZZ concedendo in comodato precario alcuni beni di sua proprietà sul presupposto che detti beni dovessero essere utilizzati esclusivamente con consumabili commercializzati dalla stessa società comodante. Nel corrente anno, rilevato che il Ristorante ZZZ da tempo non si serviva più dei prodotti commercializzati dalla Srl XXX, quest’ultima chiedeva la restituzione dei beni medesimi ex art. 1810 c.c. Il legale rappresentante del Ristorante ZZZ, per contro, eccepiva di aver rilevato l’attività dal sig. Tizio nel corso dell’anno 2000 e pertanto di essere estraneo al contratto richiamato dalla società comodante.

Diritto

La disciplina relativa alla successione nei contratti in seguito a trasferimento d’azienda è contenuta nel disposto di cui all’art. 2558, comma 1, c.c., secondo il quale "se non è pattuito diversamente, l'acquirente dell'azienda subentra nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda stessa che non abbiano carattere personale".
La successione dell'acquirente d'azienda nei contratti inerenti la gestione aziendale (quelli cioè relativi sia all'organizzazione, c.d. contratti aziendali, sia all'esercizio dell'impresa, c.d. contratti di impresa in senso stretto) che non abbiano natura personale (quelli cioè cui rivestano particolare importanza l'identità e le qualità personali di una delle parti che sono state in concreto determinanti per la conclusione del contratto) costituisce un effetto naturale ed automatico, ma non necessario, del trasferimento dell'azienda e comporta il subingresso del cessionario in tutti i rapporti contrattuali a prestazioni corrispettive in corso di esecuzione da entrambe le parti. I rapporti di credito e debito derivanti dall'esecuzione integrale di una delle parti, quelli di fonte extracontrattuale e quelli derivanti da contratti unilaterali rientrano invece nell'ambito degli artt. 2559 e 2560 c.c. (FERRARI, voce Azienda (dir. priv.), in Enc. Dir., Milano; Cass. Civ. 79/632; App. Milano 21.01.1986).
La cessione d’azienda non è quindi opponibile dal Ristorante ZZZ alla Srl XXX a meno che, al momento dell'acquisto d’azienda, i contraenti non abbiano previsto l'inserimento, nel relativo contratto, di una clausola che limiti l'automatico subingresso ai contratti effettivamente conosciuti in quel momento in base ai documenti comunicatigli dal cedente (AULETTA, voce Azienda (I), in Enc. giur., IV, Roma, p. 17). Altrimenti, in mancanza di una clausola "limitativa", a fronte dell'avvenuta successione nella totalità dei rapporti giuridici in corso, il Ristorante ZZZ potrà soltanto agire per l'annullamento (per errore o dolo) o per la risoluzione del contratto traslativo d’azienda restando salva, in ogni caso, l'azione per il risarcimento dei danni conseguenti alla violazione dell'obbligo di buona fede (RIVOLTA, Il trasferimento volontario di azienda nell'ultimo libro di Domenico Pettiti, II, Milano, 1973, p. 1210).
Sulla questione è pure intervenuta la Corte di Cassazione (Cass. Civ. n. 5636/96) stabilendo che "in tema di trasferimento di azienda, l'art. 2558 c.c. prevede, in linea di principio, come effetto naturale della fattispecie traslativa, la successione dell'acquirente in tutti i rapporti contrattuali derivanti da negozi a prestazioni corrispettive inerenti la gestione aziendale e che non abbiano carattere personale, nei quali risulti la persistenza fra i contraenti di contrapposte ragioni di credito e di debito, a prescindere dalla conoscenza che il cessionario abbia, o possa avere, dell'esistenza e del contenuto dei singoli rapporti che gli vengono trasferiti". La successione dell'acquirente dell'azienda in tutti i contratti in corso di esecuzione ex art. 2558 c.c. prescinde quindi dall'effettiva conoscenza o conoscibilità degli stessi investendo pure i rapporti giuridici ignorati.
Occorre infine evidenziare come la mancata restituzione dei beni potrebbe configurare l’ipotesi di reato p.e.p. dall’art. 646 c.p. di conseguenza comportando il risarcimento del danno patrimoniale oltre al danno morale conseguente il reato.
Avv. Claudio De Stasio
Studio Legale De Stasio - Associazione Professionale
Via dell'Industria 1070 - 58022 Follonica
- www.studiodestasio.it

"Il diritto non è una scienza esatta, è solo questione di punti di vista..." (anonimo)
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