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ARGOMENTO: Obbligo dell’assicuratore a tenere indenne l’assicurato per la R.C.A. anche qualora l’evento dannoso sia stato causato da dolo.

Obbligo dell’assicuratore a tenere indenne l’assicurato per la R.C.A. anche qualora l’evento dannoso sia stato causato da dolo. 6 Anni 1 Mese fa #84

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Fatto

Nell’agosto 2000, Tizio veniva travolto a bordo del suo scooter da un’autovettura di proprietà della ex moglie, condotta dal figlio Caio, riportando oltre ai danni materiali al ciclomotore, notevoli lesioni in tutto il corpo con prognosi di 30 gg. Come accertato dai carabinieri intervenuti sul luogo, Caio – come anche egli stesso ammise – aveva intenzionalmente investito il padre al fine di ucciderlo. Le indagini sono tuttora in corso.

Il procuratore del sig. Tizio formalizzava quindi richiesta di risarcimento danni alla compagnia assicurativa della proprietaria dell’autovettura e, solidalmente, a Caio quale conducente e unico responsabile dell’evento dannoso. L’assicuratore opponeva l’irrisarcibilità del danno poiché di origine dolosa e come tale “non coperto da garanzia assicurativa”.

Diritto

L’ambito normativo della materia si snoda attraverso alcune disposizioni ordinarie (fra cui gli artt. 1917, 1900, 2043, 2054 c.c.) e la normativa speciale di cui alla L. 24 dicembre 1969, n. 990. Quest’ultima, in particolare, regola la cosiddetta “assicurazione obbligatoria” contro i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore su strada pubblica e dei natanti al fine di porre il terzo danneggiato al riparo da eventuali insufficienze patrimoniali dell’autore del sinistro.

Il primo comma dell’art. 1917 c.c. – nell’indicare l’obbligo per l’assicuratore di tenere indenne l’assicurato di quanto questi, “in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto” – stabilisce espressamente che “sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi”. Tale precetto normativo escluderebbe – apparentemente senza dubbio alcuno – la possibilità per il danneggiato di escutere la compagnia assicurativa del proprietario del veicolo il cui conducente abbia causato il sinistro non per colpa bensì con dolo.

La giurisprudenza di merito in materia è pressoché inesistente cosicché la Corte di Cassazione è intervenuta in appena due occasioni: il 18/02/1997 con la sentenza n. 1502 e il 08/01/1999 con la sentenza n. 4798. La portata di tali pronunce è tuttavia di importanza fondamentale in quanto viene con esse definitivamente sancito il principio secondo il quale anche nel caso in cui il danno sia stato dolosamente provocato, l’assicuratore è obbligato al risarcimento del danno in favore del danneggiato salvo il diritto di ripetizione di quanto versato al danneggiato stesso, sia dall’assicurato che dal terzo conducente.

Le argomentazioni della Corte appaiono ampie ed esaurienti. Possiamo riassumere il principio articolandolo in tre considerazioni fondamentali:

1. anzitutto, l’art. 1 della legge 990/69 sull’assicurazione obbligatoria non opera alcuna distinzione tra fatti dolosi e fatti colposi limitandosi a richiamare la responsabilità prevista dall'art 2054 cod. civile: e tale ultima norma non solo non esclude esplicitamente i fatti dolosi, ma deriva il suo contenuto direttamente dal principio generale stabilito dall'art. 2043 del codice civile. Dalla correlazione logico sistematica tra la norma generale e la norma specificante consegue che la responsabilità ex art. 2054 comprende anche i fatti dolosi e che quindi tali fatti non sono estranei alla normativa dell'assicurazione obbligatoria (conf. Cass. 17 maggio 1982 n. 3038);

2. dal collegamento logico sistematico tra l'art. 1 e l'art. 18 della legge 990/69, si evidenzia come non siano opponibili al danneggiato le eccezioni di inesistenza del rischio, per la prevista esclusione del fatto doloso; ed in vero, essendo la legge speciale a carattere imperativo, rivolta, tra l'altro all'accrescimento della tutela del terzo danneggiato, con la previsione di forme solidaristiche d'intervento (si pensi al fondo di garanzia per le vittime della strada), tale clausola delimitativa del rischio non è opponibile al danneggiato, ai sensi del secondo comma dell'art. 18 della legge citata;

3. la clausola legale di inopponibilità, prevista da norma imperativa, si sostituisce automati-camente, per effetto della eterointegrazione normativa, alla clausola nulla (cfr. art. 1419 secondo comma cod. civ. e v. Cass. 12 luglio 1965 n. 146; Cass. 13 maggio 1983 n. 3293).

La sentenza 4798/99 riprende le conclusioni cui è pervenuta la stessa Corte con la sentenza 1502/97 e completa il quadro con una motivazione completa e articolata.

Come noto, l’art. 1 della L. 990/69 dispone che “i veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione se non sono coperti da un'assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi”. All'obbligo di assicurarsi da parte dell'utente corrisponde l’obbligo a prestare la relativa garanzia da parte delle compagnia di assicurazioni: l'art. 11 della citata L. 990/69 stabilisce infatti che “le imprese esercenti il ramo r.c. auto sono tenute ad accettare, secondo le condizioni di polizza e le tariffe che hanno stabilito preventivamente, le proposte per l'assicurazione obbligatoria che sono loro presentate”.

Tale previsione denota la netta separazione che – in seguito a detta legge – è venuta a crearsi tra il rapporto tra assicuratore e assicurato (ancora soggetto, sia pure con qualche riserva, alla disciplina privatistica del contratto) ed il rapporto tra assicuratore e danneggiato, che ha invece connotazioni pubblicistiche in relazione alla finalità sociale perseguita dal legislatore di garantire a quest’ultimo il risarcimento anche quando il rischio non sia stato assunto nel contratto assicurativo (come nel caso del fondo di garanzia per le vittime della strada).

Per quanto attiene il rapporto tra assicuratore e assicurato, occorre rilevare come la disciplina in questione non intenda affatto derogare il principio secondo il quale colui che compie intenzionalmente un atto dannoso deve pagare in prima persona le conseguenze di esso. Ciò in quanto non è consentito ad alcuno assicurarsi per le conseguenze di un proprio fatto intenzionale tanto da far ritenere nulla qualsiasi clausola contrattuale che garantisca una copertura assicurativa anche per fatti dolosi dell’assicurato.

E in effetti la disciplina della L. 990/69 riguarda principalmente il rapporto tra assicuratore e danneggiato: l’allarme sociale suscitato dalla gravità e frequenza degli incidenti stradali e la conseguente esigenza di predisporre in ogni caso una adeguata tutela ai danneggiati, hanno indotto il legislatore ad assicurare al danneggiato un risarcimento sempre e comunque, persino nell’ipotesi che un contratto assicurativo non sia mai stato stipulato (art. 19 lett. b) ovvero che il veicolo investitore sia rimasto ignoto (art. 19 lett. a). Alla disciplina privatistica concernente i rapporti tra i contraenti si aggiunge quindi una disciplina di natura pubblicistica che, proprio in quanto volta alla tutela del danneggiato, si distacca in larga misura dalla predetta disciplina privatistica, ed in rilevante misura prescinde dal contenuto del contratto assicurativo eventualmente stipulato e dalla stessa sussistenza di un contratto.

In quest’ottica, è evidente come tutta la normativa speciale di cui alla L. 990/69 sia finalizzata anzitutto a garantire il danneggiato. Decisamente incongruo risulterebbe quindi ritenere che il legislatore abbia inteso escludere detta tutela nel caso di atti dolosi. Ovviamente l'interpretazione fin qui condivisa non vulnera le possibilità di tutela dell'assicuratore, il quale ben potrà ripetere, quando versato al danneggiato, sia dall'assicurato che dal terzo conducente.
Avv. Claudio De Stasio
Studio Legale De Stasio - Associazione Professionale
Via dell'Industria 1070 - 58022 Follonica
- www.studiodestasio.it

"Il diritto non è una scienza esatta, è solo questione di punti di vista..." (anonimo)
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