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ARGOMENTO: Diritto sportivo e Calcio

Diritto sportivo e Calcio 5 Anni 9 Mesi fa #249

  • Elita
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Gli studiosi di diritto penale si trovano ad affrontare un grosso problema nel campo degli eventi lesivi durante le competizioni sportive. Si ritiene talmente sottile il confine tra lecito e illecito nel diritto sportivo, che è dovuta intervenire la Cassazione con sentenza n. 44306/08 per ribadire che è il concetto di rischio consentito a segnare il discrimine tra ciò che è lecito e ciò che assume rilevanza per il diritto penale.
Le maggiori classificazioni delle attività sportive utili per classificare il limite del rischio consentito sono:
1.Sport a violenza necessaria: come pugilato o le arti marziali;
2.Sport a violenza eventuale; come calcio, pallacanestro e pallanuoto;
3.Sport non violenti: nuoto, atletica, ciclismo.
Gli ultimi si caratterizzano per la mancanza di rischio per l’incolumità dei competitori, di conseguenza, se un atleta, nel corso di una competizione sportiva di tale specie, lede intenzionalmente un avversario, sarà sempre possibile configurare una responsabilità a titolo di percosse o di lesioni personali.
Il punto focale per la Cassazione si trova nell’inosservanza delle regole di gioco, ogni qualvolta bisogna distinguere tra lecito e illecito bisognerà considerare se l’atleta ha rispettato o meno le regole del gioco. Ovviamente, oltre questa valutazione, sarà sicuramente molto importante fare un distinguo tra responsabilità dolosa e responsabilità colposa, a seconda che l’atleta abbia utilizzato la competizione sportiva per cagionare l’atto di violenza o se, invece, l’azione non è rivolta a cagionare pregiudizio all’atleta, ma solo per realizzare un obbiettivo agonistico. La giurisprudenza precisa che non ogni azione volontaria delle regole sportive che cagioni lesioni può configurare la colpa, ma soltanto quella che comporti il superamento del rischio consentito in quella particolare pratica sportiva (Cass. Pen. n. 19473/05 e Cass. Pen. n. 8910/00). La colpa va accertata caso per caso, tenendo conto non soltanto del tipo di sport, ma anche del tipo di gara e di livello di esperienza dei competitori.
Un aspetto particolare nell’ambito delle competizioni sportive è il consenso dell’avente diritto. In base all’art. 50 c.p. “non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto con il consenso della persona che può validamente disporne”. Sempre in riferimento alla distinzione tra i vari tipi di sport, proviamo ad inquadrare questo principio. Nel caso di sport di squadra, la collisione con gli avversari o con lo strumento utilizzato per il gioco sembrerebbero i casi più idonei a configurare l’ipotesi di scriminanti date dal consenso dell’avente diritto. Se durante una partita di calcio entro in collisione con il calciatore della squadra avversaria causandogli delle ferite, la mia azione sarà valutata tenendo presente che il calciatore della squadra avversaria era consapevole dei rischi e quindi ha prestato il suo consenso nel correrli per poter giocare.
Nelle discipline sportive in cui la condotta del competitore è, invece, diretta a far soccombere l’antagonista, si ritiene che il consenso giustifichi veri e propri fatti dolosi, sorretti da dolo eventuale.
Nel caso di sport individuali, invece, il consenso dell’avente diritto non opera. Si pensi allo sci o all’equitazione. Le lesioni da parte di un altro individuo raramente vengono considerate come responsabilità colposa.
I presupposti e i limiti che rendono l’attività sportiva riconducibile alla causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto sono: il consenso dell’avente diritto come presupposto fondamentale e il rispetto delle regole del gioco come limite invalicabile.
La giurisprudenza fa una tripartizione in relazione alle lesioni personali cagionate nel contesto sportivo per inosservanza delle regole cautelari:
1.La violazione involontaria che realizza un illecito sportivo non rientrante nel campo penale;
2.La violazione volontaria che dà luogo a un illecito penale colposo;
3.Il comportamento violento del tutto estraneo alle regole dl gioco che configurano un illecito penale doloso.
Per approfondire meglio il diritto nel mondo dello sport, bisogna prendere in considerazione la materia agonistica più discussa: il calcio.
Un evoluzione interessante ha subito la categoria del calcio negli anni. Si è discusso molte volte della violenza in campo e della violenza dei e tra tifosi. Molte volte gli episodi di violenza sono sfociati in illeciti penali di gran peso e che hanno successivamente previsto una posizione molto forte da parte della giurisprudenza. Un caso che bisogna sicuramente ricordare è l’omicidio dell’ispettore Raciti alla fine del derby Catania-Palermo che portò alla nascita della Legge n. 41/07 cd Legge Amato che interveniva con misure urgenti per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche.
Un altro importante provvedimento preso dalla Legge n. 401/89 è il d.a.spo (divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono determinati eventi sportivi). Il questore può applicare questo divieto a tre categorie di persone:
1.Coloro che sono stati condannati o denunciati per i reati relativi al possesso di armi ex art. 4, co. 1 e 3, legge n. 110/75;
2.Coloro che sono stati denunciati e condannati per i reati relativi ad episodi di violenza durante manifestazioni sportive;
3.Coloro che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza.
Il provvedimento viene emesso dal questore con durata da uno a cinque anni e può essere accompagnato dall’obbligo di presentazione all’ufficio di polizia in concomitanza della manifestazione sportiva vietata, ovviamente la Corte Costituzionale con pronuncia n. 512/2002 ha previsto che il provvedimento sia subordinato alla sussistenza di una situazione di necessità e di urgenza.
Le fattispecie incriminatrici che presuppongo l’adozione di un provvedimento come la d.a.spo. sono:
Lancio di materiale pericoloso, scavalcamento e invasione di campo;
Possesso di artifizi pirotecnici;
Violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli dei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive;
Lesioni gravi e/o gravissime nei confronti degli addetti ai controlli dei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive.
Di recente abbiamo assistito ad un caso inquadrabile nelle fattispecie di sopra indicati e come si è potuto riscontrare, le forze dell’ordine non hanno potuto provvedere all’arresto immediato dell’ultrà per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica. Una volta accertata l’identità del soggetto che ha incitato, inneggiato e indotto gli altri tifosi a compiere azioni violente nei confronti dei tifosi avversari, accompagnando la manifestazione di violenza con atti vandalici, scavalcamenti, invasioni di campo e utilizzo di materiale pirotecnico, è scattato l’arresto differito previsto dall’art. 8 L.401/89. L’articolo in questione recita, ai sensi dell’art. 382 c.p.p., “colui il quale, sulla base di documentazione video-fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre l tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro le quarantotto ore dal fatto”.
Oltre all’arresto differito, la legge n. 401/89 all’art. 7 ter prevede le misure di prevenzione consistenti nelle perquisizioni prima dell’accesso allo stadio con relativo sequestro di materiale che possa essere considerato nocivo, oppure ostacolando persone o gruppi di persone che manifestano una certa propensione alla violenza.
Il provvedimento più recente è dato da una direttiva del 14 agosto 2009 del ministro Roberto Maroni, la cd. Tessera del tifoso. È uno strumento che non solo serve per aumentare la sicurezza negli stadi, per bloccare l’accesso ai tifosi che hanno denunce e condanne per reati da stadio negli ultimi cinque anni precedenti e coloro che sono sottoposti a d.a.spo. I controlli vengono fatte in precedenza del rilascio della tessera del tifoso, successivamente i dati personali saranno conservati dalle società sportive e non dalla questura.
L’art. 8 bis della legge 401/89 prevede, in caso di imputazione per illecito sportivo, il giudizio direttissimo. “Chiunque viola la diffida o non si presenta al Commissariato di P.S. negli orari imposti viene giudicato per direttissima, così come chi viene trovato in possesso di artifizi pirotecnici od oggetti atti ad offendere in occasione o a causa di manifestazioni sportive. Lo stesso vale anche per chi lancia oggetti contundenti o per chi scavalca o invade il terreno di gioco”. Non tutte le procure, ovviamente, seguono questa direttiva, che limita ulteriormente il diritto di difesa ed appare senza senso là dove il giudizio per direttissima venga disposto, così come accaduto più volte, a distanza di mesi dall'accertamento del reato. In effetti vi è contrasto giurisprudenziale in ordine al tempo massimo entro il quale si possa procedere con tale rito, visto che la norma non dice "in deroga" al c.p.p.. Diversi giudici ritengono che, comunque, si debba procedere entro 30 gg. all'iscrizione, del nominativo del reo, sul registro notizie di reato.
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I seguenti utenti ringraziano:: Claudio

Re: Diritto sportivo e Calcio 5 Anni 8 Mesi fa #275

  • Maria
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Avrei un quesito da proporvi, forse più di civile ordinario che di diritto sportivo in senso stretto ma trovando ad incrociarsi le due materie, meglio avere le idee chiare.
Un mio cliente ha avuto un incidente durante una partita di calcio. Il ragazzo è tesserato ACSI e il torneo cui partecipava era diretto da arbitri federali. Durante una partita, a causa del cattivo stato del campo, dovuto tra l'altro alla pioggia che cadeva in quel momento, il mio cliente cade rovinosamente sul manto e si ferisce in modo alquanto grave.
Il proprietario del campo gli fornisce la modulistica relativa alla richiesta di risarcimento danni e la pratica parte. Viene incaricato il medico legale fiduciario della compagnia, il quale sottopone il mio cliente a visita medica. In seguito viene formulata una offerta davvero irrisoria e ciò perchè:
1) le lesioni patite dal mio cliente hanno dato luogo ad un danno biologico pari a 8 punti oercentuali (così come valutato dal fiduciario della compagnia che l'ha visitato);
2) La polizza assicurativa che in quel momento copriva l'Acsi ha una franchigia del 6% ciò vuol dire che gli vemgono riconosciuti solo 2 punti percentuali;
3)la suddetta polizza non copre: spese di fisioterapia, spese di medicinali, spese di ricovero e spese egali(!!!).
Ora, visto che il mio cliente ha subito lesioni davvero serie e che il cattivo stato del campo è provato dal fatto che, subito dopo il sinitro tutta la squadra ove giocava il mio cliente ha deciso di abbandonare il terreno di gioco in quanto impraticabile;
Mi chiedo a chi debba io rivolgere la richiesta risarcitoria:
a) al'acsi?
b) al proproetario del campo?
c) agli organizzatori del torneo?
Spero possiate aiutarmi
distinti saluti
Maria
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Re: Diritto sportivo e Calcio 5 Anni 8 Mesi fa #278

  • perry
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Io inizialmente la richiesta risarcitoria la rivolgerei a tutti i soggetti interessati potenzialmente responsabili a diverso titolo e attenderei le risposte (di solito scaricabarile). Così valuterei anche meglio le singole posizioni. Se la polizza assicurativa ha tutte quelle limitazioni peggio per l'associazione assicurata (sempre che sia configurabile una sua responsabilità) perchè pagherà di tasca propria la differenza.
Puoi dare qualche altro dettaglio? La compagnia che è intervenuta per l'ACSI non ha contestato la responsabilità?
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