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ARGOMENTO: ELEMENTO SOGGETTIVO DOLOSO Gli esiti letali dei sinistri della strada cagionati in stato di ebbrezza alcolica

ELEMENTO SOGGETTIVO DOLOSO Gli esiti letali dei sinistri della strada cagionati in stato di ebbrezza alcolica 5 Anni 11 Mesi fa #183

  • Nicola84
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ELEMENTO SOGGETTIVO DOLOSO

Gli esiti letali dei sinistri della strada cagionati in stato di ebbrezza alcolica
Tizio, giovane di buona famiglia, da circa una settimana, è in possesso di una poten-te coupé donatagli per il diploma appena conseguito presso una prestigiosa scuola privata.
Il venerdì sera, in compagnia di Mevio e Sempronio, decide di ostentare la propria auto nel centro cittadino.
Nei pressi del bar Alfa, abituale ritrovo degli amici, Cesare e Orazio mettono in dubbio leperformance della nuova auto di Tizio, nonché le sue doti di guida.
Il ragazzo, impermalito dalle affermazioni di Cesare e Orazio e incitato dagli amici, decide di dare prova delle sue abilità percorrendo ad alta velocità un tratto di strada antistante al bar, a lui ben noto, convinto di non nuocere ad alcuno, sebbene sia in evidente stato di ebbrezza alcolica.
Nonostante la sicurezza nei propri mezzi, Tizio perde il controllo della vettura e, dopo aver invaso il marciapiede, investe due pedoni, provocandone la morte. Temendo di aver cagionato il decesso degli investiti e preoccupato delle conseguenze del gesto criminale fugge dal luogo del sinistro facendo perdere le sue tracce.

Il soggetto in questione è responsabile senza dubbio di omicidio col-poso ex. art. 589 c.p., aggravato dall’aver cagionato la morte di due persone.
L’articolo in questione afferma: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni. Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni dodici”.
Si può configurare a carico del reo anche una responsabilità penale per omissione di soccorso ex. art. 189, comma 7, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), il quale al comma 1 afferma: "L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo compor-tamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona” ed al comma 7 sopra richiamato: “Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite, e’ punito con la reclusione da un anno a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo non inferiore ad un anno e sei mesi e non superiore a cinque anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI”.
La problematica in questione riguarda però la configurazione dell’elemento soggettivo doloso, ossia se la condotta del reo sia connotata da dolo eventuale oppure da colpa cosciente. Come noto, i due titoli d’imputazione rappresentano rispettivamente l’ipotesi meno intensa di dolo e l’ipotesi più grave di colpa, integrante l’aggravante comune prevista nell’art. 61 n. 3 c.p.
In linea generale, "la differenza tra dolo eventuale e colpa cosciente risiede nella considerazione che "il dolo eventuale è rappresentazione della (concreta) possibilità della realizzazione del fatto e accettazione del rischio (quindi, volizione) di esso; la colpa cosciente è invece rap-presentazione della (astratta, o meglio, 'semplice') possibilità della realizzazione del fatto, ma accompagnata dalla sicura fiducia che in concreto non si realizzerà (quindi, non volizione)".
E la giurisprudenza della Suprema Corte ha più volte avuto modo di ribadire siffatti principi, chiarendo che "la linea di demarcazione tra dolo eventuale e colpa con previsione è individuata nel diverso atteggiamento psi-cologico dell'agente che, nel primo caso, accetta il rischio che si realizzi un evento diverso non direttamente voluto, mentre nella seconda ipotesi, nono-stante l'identità di prospettazione, respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l'azione" (Cass., Sez. IV, 10.10.1996, n. 11024). Quindi, il dato differenziale tra dolo eventuale e colpa cosciente va rinvenuto nella previsione dell'evento. Questa, nel dolo eventuale, si propone non come incerta ma come concretamente possibile e l'agente nella volizione dell'azione ne accetta il rischio, cosi che la volontà investe anche l'evento rappresentato. Nella colpa cosciente la verificabilità dell'evento rimane un'ipotesi astratta, che nella coscienza dell'autore non viene concepita come concretamente realiz-zabile e, pertanto, non è in alcun modo voluta. E si è anche al riguardo pertinentemente chiarito che, "al fine di accertare la ricorrenza del dolo eventuale o della colpa con previsione dell' evento, non è sufficiente il rilievo che l'evento stesso si presenti come obiettivamente prevedibile, dovendosi avere riguardo alla reale previsione e volizione di esso, ovvero all'imprudente o negligente valutazione delle circostanze di fatto".
L’indagine sulla sussistenza dell'una o dell'altra di tali distinte ipote-si postula, quindi, pur sempre un’accertamento ed una valutazione di merito sulla ricorrenza o meno dei distinti presupposti soggettivi sui quali sia posta la linea di demarcazione tra le stesse.
Sempre la Corte Suprema “Cass. Pen., Sez. IV, 25 marzo 2009, n. 13083, Pres. Mocali, Rel. Marzano”, sancisce che “Il dolo eventuale si caratterizza per l'accettazione del rischio che si realizzi un evento non diret-tamente voluto, e si distingue dalla colpa con previsione (o cosciente), nella quale l'agente, pur in presenza di analoga prospettazione, respinge il rischio, confidando nella propria capacità di controllare l'azione. Nella specie, la Corte ha ritenuto non adeguatamente dimostrata la sussistenza del dolo eventuale dell'indagato, soggetto di giovane età, non particolarmente esperto alla guida e in accertato stato di ebrezza, che, a bordo di un'autovettura di grossa cilindrata, al termine di un litigio, era ripartito a forte velocità, sgommando, e aveva perso il controllo dell'autovettura, investendo due passanti - uno dei quali successivamente deceduto - che si trovavano sul marciapiedi, senza riu-scire a tentare una frenata in extremis".
Nel caso in questione il reo è sicuramente dunque perseguibile per omicidio colposo aggravato ed omissione di soccorso ma l’elemento soggettivo che connota la sua condotta è da ricondurre alla colpa co-sciente, poiché il soggetto nel lanciarsi con la macchina a tutta veloci-tà, lungo una strada peraltro perfettamente conosciuta, astrattamente prevede la possibilità che un evento dannoso, come un incidente, possa accadere ma non lo mette in conto, così come non tiene in conto la possibilità di investire mortalmente due pedoni.
Di contro l’accettazione della sfida propostagli dagli amici dimostra invece che il reo ritenesse di avere la situazione perfettamente sotto il proprio controllo. Peraltro, l’intento di dimostrare le proprie abilità alla guida, in un tratto di strada conosciuto perfettamente, consente di affermare che il reo non voleva minimamente la situazione offensiva effettivamente poi verificatasi.
L’unica variabile che potrebbe mutare il capo di imputazione in omi-cidio volontario è lo stato di ebbrezza in cui si trovava il ragazzo, sta-to potenzialmente idoneo a tramutare la colpa cosciente in dolo eventuale. La questione che emerge dall’orientamento della Suprema Corte è quella però di ritenere che un ragazzo in giovane età alla guida di una macchina di grossa cilindrata e sotto l’effetto dell’alcol sia in preda ad una sorta di delirio di onnipotenza tale da non renderlo assolutamente in grado di prevedere l’evento delittuoso e di assumersi coscientemente la responsabilità dei rischi della propria condotta.
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