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ARGOMENTO: Le servitù di passaggio

Le servitù di passaggio 5 Anni 11 Mesi fa #180

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LE SERVITU’ DI PASSAGGIO

I diritti reali su cosa altrui sono espressione dell’elasticità della proprietà. Essi si dividono in diritti reali di godimento e diritti reali di garanzia. I diritti reali su cosa altrui sono tipici: costituiscono cioè un numero chiuso, in modo che le parti non possono crearne di nuovi.
Ogniqualvolta una cosa è contemporaneamente sia oggetto del diritto di proprietà di una persona, sia oggetto di un diritto reale di godimento di un’altra persona, si verifica questa situazione:
•alcuni poteri sulla cosa, che altrimenti spetterebbero solo al proprietario, spettano al titolare del diritto reale di godimento
•il proprietario può esercitare i poteri che comunque gli restano soltanto in modo tale da consentire al titolare del diritto reale di godimento di esercitare i suoi.
I principali diritti di godimento sono: la superficie, l’usufrutto e le servitù prediali.
Nel caso de quo viene contestata e ostacolata una servitù di passaggio. L’art. 1027 del codice civile così recita: La servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario. Si distingue tra proprietario del fondo dominante che è colui che riceve un vantaggio, dal proprietario del fondo servente che, invece è colui che rinuncia ad un vantaggio a favore di un altro soggetto. L’utilitas per il fondo dominante non deve essere necessariamente attuale, visto che l’art. 1029 Cod. civ. afferma che “é ammessa la costituzione di una servitù per assicurare a un fondo un vantaggio futuro” e che “è ammessa a favore o a carico di un edificio da costruire o di un fondo da acquistare; ma in questo caso la costituzione non ha effetto se non dal giorno in cui l'edificio è costruito o il fondo è acquistato”. Ciò che caratterizza le servitù è dunque la “predialità” cioè la stretta relazione con il fondo: ne deriva che la servitù non è né alienabile né cedibile di per se stessa, ma solo congiuntamente al fondo su cui insiste; anzi, in mancanza di un'espressa contraria volontà contrattuale, si trasferisce a ogni successivo acquirente necessariamente. Le servitù possono costituirsi innanzi tutto per volontà dell’uomo, e allora si dicono volontarie: ciò avverrà o con contratto o con testamento; anche la servitù acquisita per usucapione, con il decorso del tempo stabilito dalla legge.
Nel caso specifico, le parti acquistano la proprietà dei rispettivi immobili a diverso titolo dal proprietario originario. Divisa la proprietà esclusiva, la proprietaria del fondo dominante ottiene una servitù di passaggio su di un altro fondo che diventa servente. Esercita il diritto per anni senza nessuna limitazione, al momento che la proprietà del fondo servente viene acquistata, la nuova proprietaria del fondo servente non ritiene che la proprietaria del fondo dominante possa continuare ad usufruire della servitù di passaggio. La proprietaria del fondo dominante lamenta numerosi tentativi, da parte della nuova proprietaria del fondo servente, per ostacolare la servitù di passaggio, che rappresenta l’unica possibilità di accesso al proprio immobile collocato al piano superiore. La Corte di Cassazione con sentenza n. 204/66 dichiara che: la servitù di passaggio si concreta nell’obbligo al proprietario del fondo servente di tollerare che il proprietario di quello dominante attraversi il suo fondo per giungere al proprio.
Inoltre, nel caso de quo, ci troviamo davanti ad una servitù apparente (presenza di un vialetto piastrellato, portone e citofono), ed avendo la proprietaria del fondo dominante usufruito della servitù di passaggio da più di 20 anni si configurerebbe l’acquisto per usucapione. L’art. 1061 c.c. afferma che è necessario per l’acquisto della servitù per usucapione o per destinazione del padre di famiglia il requisito dell’apparenza. Questo requisito si configura nel momento in cui siamo in presenza di segni visibili di opere di natura permanente, obiettivamente destinate al suo esercizio e che rilevino in maniera non equivoca l’esistenza del peso gravante sul fondo servente, dovendo le opere naturali o artificiali rendere manifesto che non si tratta di attività compiuta in via precaria, ma di un onere preciso a carattere stabile, ed è necessario che tali opere risultino destinate all’esercizio della servitù (Cass. 18/10/91 n.11020).
Nel nostro caso, per assicurare alla proprietaria del fondo dominante l’esercizio della servitù basta semplicemente provare l’acquisto della stessa per destinazione del padre di famiglia.
Due sentenze della Cassazione in particolare agevolano la situazione in esame dal momento che la n. 5714/91 ritiene ai fini della costituzione della servitù per destinazione del padre di famiglia non è necessario che il proprietario abbia posseduto direttamente i due fondi, né che la loro condizione per cui sorge il peso per uno di essi e il vantaggio per l’altro sia stata posta in essere dallo stesso proprietario, occorrendo solo che il terzo abbia posseduto per lui, che le opere non gli siano ignote, e che egli non si sia opposto alla loro esecuzione; invece la n.7698/99 ritiene che con riguardo alla servitù costituita per destinazione del padre di famiglia, non si richiede, ai fini della opponibilità del diritto ai successivi acquirenti del fondo servente, la permanenza del requisito della visibilità delle opere destinate all’esercizio della servitù, necessario per il sorgere del diritto.
Ricordiamo che proprietaria del fondo dominante lamenta delle ingerenze da parte dell’attuale proprietaria del fondo servente tende a diminuire l’esercizio della servitù. Nel caso in questione, la dimensione del vialetto di accesso viene notevolmente diminuita dalla proprietaria del fondo servente che sposta verso l’interno dello stesso i vasi con piante che in precedenza lo delimitavano, rendendo difficile il raggiungimento dell’ingresso della propria abitazione alla proprietaria del fondo dominante,
L’art. 1067 c.c. asserisce il divieto di aggravare o di diminuire l’esercizio della servitù sia da parte del proprietario del fondo servente che da parte del proprietario del fondo dominante, inoltre, anche la Suprema Corte si pronuncia in merito con sentenza n. 955/80 affermando che ricorrono le condizioni di mero impedimento qualitativo o quantitativo dell’esercizio della servitù qualora sia ostacolato il passaggio oggetto della servitù per l’intera larghezza di una strada interpoderale con una piantagione.
Ritengo che nel caso in esame, la proprietaria del fondo dominante, per tutti i motivi sopra elencati, potrà richiedere al Tribunale che le venga riconosciuta la servitù sulla corte esclusiva a servizio dell’immobile procedendo così alla rimozione delle piante che ostacolano il suo diritto.
Ultima modifica: 5 Anni 11 Mesi fa da Elita.
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