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ARGOMENTO: La violenza sessuale

La violenza sessuale 5 Anni 9 Mesi fa #179

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VIOLENZA SESSUALE

L’art. 609 bis afferma:”Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa dal fatto; traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito da altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi”
Il caso de quo vede T. un ragazzo innamorato della sua collega C., che dopo una cena di lavoro la riaccompagna a casa, la stringe a sé e prova a baciarla sulle labbra. La ragazza si divincola e oppone un netto rifiuto, minacciando la querela per violenza sessuale. Il ragazzo preoccupato chiede un parere legale dichiarando che non cercava un soddisfacimento sessuale e non aveva inizialmente capito che la sua collega opponeva resistenza.
Il concetto “violenza sessuale” è stato introdotto nel codice penale con la Legge 15/02/1996 n.66 ed è sempre stato un concetto molto vasto. Infatti, per anni la dottrina si è scontrata per ottenere un unico significato, la soluzione più lineare è stata quella di leggere gli “atti sessuali” come equivalenti alla congiunzione carnale ed ogni atto di libidine, escludendo le condotte non rientranti in una delle due categorie. Anche la Cassazione ha affermato più volte che con il termine atti sessuali si vanno ad indicare atti di libidine (C. Sez. III, 2.7.2004; C.,Sez. III 12/02/2004; C., Sez. III, 22/12/1999, C., Sez III, 28/09/1999).
Analizzando il testo dell’art. 609 bis emergono gli elementi indispensabili affinché si possa configurare il reato.
Il primo elemento è il mantenimento della violenza e della minaccia; indispensabile una linea di continuità per configurarsi il reato in questione. Il soggetto passivo deve trovarsi nello stato psichico e fisico di non potersi sottrarre all’aggressione e il soggetto attivo, invece, anche di fronte ad un opposizione del soggetto passivo non “arretra”.
Il secondo requisito è l’abuso di autorità. Superato il vecchio filone di pensiero che indicava solo i pubblici ufficiali, la Suprema Corte ha inserito non solo le figure dell’insegnante (C., S.U., 31/05/2000) e degli ufficiali militari (C., Sez. III, 15/10/1999), ma prende in considerazione le gerarchie in senso lato. Così facendo, la Suprema Corte vuole indicare qualsiasi situazione in cui il soggetto attivo si trova in una posizione di superiorità (fisica, psichica, lavorativa, ecc.) rispetto al soggetto passivo.
Analizzando il caso in questione dobbiamo sicuramente ritenere che non sussiste né l’elemento della minaccia né quello dell’abuso di autorità, T. è un collega della C. e non voleva nessun soddisfacimento sessuale. Si potrebbe sostenere che sia incappato in errore. Secondo la Cassazione del 16/10/86 l’errore ragionevole e plausibile, è logicamente apprezzabile ed esclude la pena, ma deve essere sostenuto da situazioni concrete capaci di giustificare l’erroneo convincimento dell’imputato (C. 17/1/2006) e nel caso di specie si può ritenere che la condotta non fu né repentina né subdola.
La parte più ostica è rappresentata dal tentativo di baciare la collega. Ma, la Corte di Cassazione con sentenza del 9/10/1997 esclude il tentativo di baciare come atto di libidine o di violenza sessuale.
Sempre in considerazione del caso de quo, la C. minaccia querela per violenza sessuale. Nessun ostacolo in merito, la donna potrebbe presentare querela, che aprirà successivamente un giudizio in capo a T.
Dalla ricostruzione dei fatti emerge che la condotta di T. è caratterizzata dalla desistenza attiva e che egli potette rendersi conto del dissenso della donna solo nel momento in cui la medesima si distaccò dall’abbraccio. Non ci sono state né azioni idonea a sfogare l’istinto sessuale né il bacio stesso.
Per tutte le motivazioni prese in esame nel caso di specie si potrebbe escludere la violenza sessuale, ma non escluderei un imputazione per tentativo di violenza sessuale, artt. 56 e 609 bis c.p., dove T. dovrà provare la sua innocenza.
Ultima modifica: 5 Anni 9 Mesi fa da Elita.
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