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ARGOMENTO: Contratto di locazione con minaccia di sfratto

Contratto di locazione con minaccia di sfratto 4 Anni 9 Mesi fa #896

  • Anonimo
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Ho una attività commerciale con i locali in affitto, ho rinnovato i contratti con i due proprietari il primo chiamiamolo locatore A nel 2005 e il secondo locatore B nel 2006. per il rinnovo avevano mandato entrambi le lettere di disdetta con le motivazione che prevede la legge per non rinnovare il contratto e rientrarne in possesso, ma a parole hanno portato avanti la trattativa per il rinnovo ripetendomi che altrimenti non mi avrebbero fatto il contratto, sono arrivati persino a fissare la prima udienza in tribunale per dar manforte allo sfratto.
Quando alla fine ho ceduto alle loro richieste il locatore A a preteso il canone raddoppiato e 25.000 euro non dichiarati nel contratto che ha voluto in assegni nel 2005. il locatore B anche lui il raddoppio del canone l'aumento ISTAT del 100% e 25.000 euro non dichiarati nel contratto e pretesi in contanti per cui ha atteso l'anno successivo e abbiamo firmato il contratto il giorno prima dell'udienza di sfratto in tribunale.
All'epoca dei fatti gli avevo accennato ai lavori di ristrutturazione dei locali e mi avevano detto che nei contratti non volevano autorizzazioni preventive per i lavori e che me le avrebbero data successivamente in cambio mi hanno fatto firmare l'impegno che non mi si aspettava nulla altrimenti niente autorizzazione e sfratto alla scadenza del contratto.
Accetto e faccio i lavori, subentra la crisi e rimango morosa nei loro confronti di 8 mensilità in due anni procedura di sfratto iniziata dal locatore B fatto tutto il percorso giudiziario il 9 di luglio ci sarebbe stato il primo accesso dell'ufficiale giudiziario, circa tre settimane prima mi propongono di vendere la mia attività ad una persona trovata da loro che era informata della situazione in cui mi trovo e mi propongono l'acquisto della mia attività a un terzo del suo valore io rifiuto e salta la vendita. il locatore B tramite il suo avvocato fa sapere al mio che la condizione per non eseguire l'accesso il 9 era corresponsione di una cifra da determinasi nell'incontro del 8 il giorno prima dell'accesso. incontro rimandato dopo aver fissato l'appuntamento dal locatore con la scusa di una visita che non ricordava fissata da tempo. nell'incontro si fanno dare poco più di 10.000 euro di arretrati e tre cambiali per coprire i mesi di affitto da qui alla data dell'accesso ad ottobre. mentre il locatore A mi fa pervenire l'intimazione di sfratto con udienza il 22 agosto.
Cercando su internet casi simili al mio ho trovato la sentenza della Cassazione penale del 17 Giugno 2011 N°24437, che sostanzialmente dice, ""che chiunque minaccia l'altra parte anche con atti leciti e il male prospettato non è antigiuridico per ottenere prestazioni non dovute o la minaccia sia fatta con il proposito di coartare la volontà altrui per soddisfare scopi personali non conformi a giustizia"" commettono un abuso del diritto ed è configurabile l'estorsione.
Voi pensate che sia il mio caso?
Se si mi devo rivolgere ad un avvocato penalista per far valere i miei diritti?
E' colpevole anche l'avvocato del locatore B?
Grazie Barbara
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Contratto di locazione con minaccia di sfratto 4 Anni 9 Mesi fa #897

  • Dott. Paolo
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L'indirizzo consolidato confermato anche dalla sentenza che citi è che per la sussistenza del reato di estorsione, il profitto deve considerarsi ingiusto quando la pretesa perseguita non sia tutelata in modo diretto o indiretto dall'ordinamento, concretizzandosi in un vantaggio che non possa ritenersi giuridicamente dovuto all'agente. In altre parole quando il soggetto, pur prospettando di agire sulla base dell'esercizio di una facoltà o di un diritto, tenda, in realtà, ad ottenere risultati non consentiti o prestazioni non dovute.
Un altra sentenza interessante in questo senso è la n. 42707 del 2012.
Si legge nella motivazione: "Appare, dunque, assolutamente condivisibile, in punto di diritto, la conclusione cui sono giunti i giudici di merito nel ritenere avulsa dal paradigma normativo del reato di estorsione (tentata), la condotta dell'imputato, come descritta nel capo d'imputazione (cfr. pag. 2 della sentenza impugnata). In particolare sia avere prospettato l'esercizio di azioni civili nei confronti delle persone offese per essere ristorato in termini economici, sia avere preteso dalle stesse persone offese, pena lo sgombero, il pagamento della somma di L. 200.000.000 a testa, come condizione per continuare ad occupare gli appartamenti, non costituiscono condotte qualificabili in termini di minaccia finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto, poichè esse si fondano, in ultima analisi, su di una pretesa che, come si è detto, trova protezione nell'ordinamento giuridico: quella per il C., nella qualità di legale responsabile della società X - nel frattempo subentrata alla Z, dopo l'esclusione di diritto da tale ultima società del P., in conseguenza del suo fallimento in proprio - di ottenere il rilascio degli appartamenti da parte dei promissari acquirenti, che, come accertato in sede civile con sentenza passata in giudicato, li occupavano senza disporre di un valido titolo, ovvero di essere altrimenti ristorato".
Comunque parlane con un avvocato di persona.
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Contratto di locazione con minaccia di sfratto 4 Anni 9 Mesi fa #898

  • Barbara
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Sinceramente non trovo su internet la sentenza che citi te, ma quella che sito io di seguito dice anche che:

“anche l’abuso del diritto, in quanto possibile strumento di sopraffazione dell’altrui libertà di autodeterminarsi, può integrare l’estremo della minaccia - che, non a caso, l’art. 629, a differenza dell’art. 612 c.p.p., non richiede debba profilare in sé alcun danno ingiusto - quale elemento necessario e sufficiente per costringere altri ad una prestazione dannosa e tale da realizzare, per l’autore, un profitto che l’ordinamento, sdtavolta, qualifica come ingiusto, proprio perché, ad un tempo, indebito e coartato”.

Perciò da questa affermazione della cassazione non è necessario che ci sia un danno ingiusto, ma se te che usi il diritto per ottenere qualcosa, anche che ti si aspetti in modo legittimo, senza usare le normali procedure previste dalla legge commetti una estorsione.

Nel mio caso mi avrebbe dovuto mandare via, non avere più diritto all'indennità di occupazione, cominciare una procedura lunga per il recupero delle somme che spetta a lui come locatore, anche con il fallimento sapendo che prima di lui esistono creditori privilegiati. e come detto nella stessa sentenza che cito io:

come quando la minaccia sia fatta con il proposito di coartare la volontà altrui per soddisfare scopi personali non conformi a giustizia.

persegue scopi personali "recuperare ciò che gli si aspetta", ma non conforme a giustizia "perché percepisce somme che probabilmente spettavano ad altri se avesse seguito le procedure del caso".

Mi confermi il mio ragionamento?
Dott. Paolo ha scritto:
L'indirizzo consolidato confermato anche dalla sentenza che citi è che per la sussistenza del reato di estorsione, il profitto deve considerarsi ingiusto quando la pretesa perseguita non sia tutelata in modo diretto o indiretto dall'ordinamento, concretizzandosi in un vantaggio che non possa ritenersi giuridicamente dovuto all'agente. In altre parole quando il soggetto, pur prospettando di agire sulla base dell'esercizio di una facoltà o di un diritto, tenda, in realtà, ad ottenere risultati non consentiti o prestazioni non dovute.
Un altra sentenza interessante in questo senso è la n. 42707 del 2012.
Si legge nella motivazione: "Appare, dunque, assolutamente condivisibile, in punto di diritto, la conclusione cui sono giunti i giudici di merito nel ritenere avulsa dal paradigma normativo del reato di estorsione (tentata), la condotta dell'imputato, come descritta nel capo d'imputazione (cfr. pag. 2 della sentenza impugnata). In particolare sia avere prospettato l'esercizio di azioni civili nei confronti delle persone offese per essere ristorato in termini economici, sia avere preteso dalle stesse persone offese, pena lo sgombero, il pagamento della somma di L. 200.000.000 a testa, come condizione per continuare ad occupare gli appartamenti, non costituiscono condotte qualificabili in termini di minaccia finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto, poichè esse si fondano, in ultima analisi, su di una pretesa che, come si è detto, trova protezione nell'ordinamento giuridico: quella per il C., nella qualità di legale responsabile della società X - nel frattempo subentrata alla Z, dopo l'esclusione di diritto da tale ultima società del P., in conseguenza del suo fallimento in proprio - di ottenere il rilascio degli appartamenti da parte dei promissari acquirenti, che, come accertato in sede civile con sentenza passata in giudicato, li occupavano senza disporre di un valido titolo, ovvero di essere altrimenti ristorato".
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Ultima modifica: 4 Anni 9 Mesi fa da Barbara.
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