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ARGOMENTO: Riabilitazione

Riabilitazione 5 Anni 6 Mesi fa #674

  • france86
  • Avatar di france86
Salve a tutti... nel 2010 a luglio sn stato condannato: riconosciuta la circostanza di cui all'art. 73 co. 5 tu stupefacenti, circostanza attenuanti generiche e la diminuente per il rito, li condanna alla pena di anni 1 di reclusione ed euro 1.000.00 di multa...
dispone la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna..


e una storia assurda non sto sto qua a raccontarla se no mi prendereste x pazzo... solo x aver avuto una chiamata con un mio amico che spacciava haschis, ma nel momento dell'arresto non gli hanno trovato nulla mi trovo in qst manicomio.. premetto che sono in attesa di giudizio in appello, volevo sapere quando potevo chiedere la riabilitazione, e visto che sono un grande appasionato di caccia quante possibilita avrei di prendere il pda x uso caccia, sia da condannato che da assolto.. grazie millleeeeeee
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Riabilitazione 5 Anni 5 Mesi fa #684

  • Hunter
  • Avatar di Hunter
Posto una sentenza che potrebbe rispondere ai tuoi quesiti.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5510 del 2012, proposto da:
Ar. Fe., rappresentato e difeso dagli avv. Gabriele Pafundi, Andrea Campanile, con domicilio eletto presso Gabriele Pafundi in Roma, viale Giulio Cesare, 14;
contro

Ministero dell'Interno, Questura di Genova, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma,
via dei Portoghesi, 12;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. LIGURIA - GENOVA: SEZIONE II n. 00287/2012, resa tra le parti, concernente diniego rinnovo licenza porto di
fucile per uso caccia
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno
e di Questura di Genova;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 agosto 2012 il Cons.
Pier Giorgio Lignani e uditi per le parti l'avvocato Pafundi e
l'avvocato dello Stato Galluzzo;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
1. L'appellante, già ricorrente in primo grado, è stato destinatario del provvedimento del Questore di Genova, in data 22 settembre 2011, con il quale gli è stato negato il rinnovo della licenza di porto di fucile per uso di caccia.
Il provvedimento era motivato con riferimento all'art. 43, t.u.l.p.s. ed alla circostanza che l'interessato nel 1998 ha riportato una sentenza penale "patteggiata" per il reato di lesioni personali (non colpose) con l'applicazione della pena di 1 mese e 10 giorni di reclusione.
Nella motivazione si dava atto altresì che: (a) il reato risulta estinto ai sensi dell'art. 445, comma 2, c.p.p., e che tale evento, che si produce ope legis, viene equiparato alla riabilitazione; (b) in considerazione di quanto ora detto, la licenza era stata sinora più volte rinnovata all'interessato; (c) nondimeno la Questura riteneva legittimo e doveroso negare l'ulteriore rinnovo richiesto in considerazione del disposto imperativo e tassativo dell'art. 43, t.u.l.p.s., alla luce del quale risultano irrilevanti sia la sopravvenuta riabilitazione, sia il diverso orientamento interpretativo prima adottato dalla medesima Questura.
Il provvedimento cita diversi autorevoli pareri istituzionali a sostegno del nuovo orientamento interpretativo, contrastante con i precedenti concernenti il medesimo soggetto.
2. L'interessato ha proposto ricorso davanti al T.A.R. Ligura; quest'ultimo ha respinto il ricorso nel merito dopo avere accolto la domanda cautelare.
L'interessato propone ora appello davanti a questo Consiglio.
In occasione della trattazione della domanda cautelare, il Collegio ritiene di poter definire immediatamente la controversia.
3. Conviene notare che la presente controversia si concentra intorno ad una questione di puro diritto e di massima: e cioè se l'art. 43 t.u.l.p.s. debba essere interpretato nel senso che i reati ivi indicati sono in ogni caso tassativamente ostativi al rilascio della licenza di porto d'armi, esclusa la possibilità di ogni valutazione discrezionale più favorevole, ancorché sia intervenuta la riabilitazione.
Assume una certa rilevanza, ai fini della soluzione di tale questione, il confronto con altre due disposizioni dello stesso t.u.l.p.s., e cioè l'art. 11 (il quale vieta il rilascio della generalità delle licenze di p.s. a chi abbia riportato determinati precedenti penali, salvo che abbia ottenuto la riabilitazione) e l'art. 39 (a norma del quale "il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi (...) alle persone ritenute capaci di abusarne".
Vi sono dunque due disposizioni (l'art. 11, e l'art. 43 ora in esame) che contengono un divieto di rilascio delle licenze in presenza di taluni precedenti penali; e vi è una disposizione (l'art. 39) che attribuisce una facoltà ampiamente discrezionale, svincolata da qualsivoglia fattispecie tipica (l'autorità emanante può assumere come motivazione del divieto anche comportamenti non qualificabili penalmente, anzi pure circostanze di fatto non addebitabili al soggetto interessato). L'art. 39 funge da norma residuale e di chiusura; consente all'autorità di adottare le misure appropriate a tutela dell'incolumità pubblica secondo il suo ragionevole apprezzamento, senza bisogno di dover ricorrere all'applicazione degli artt. 11 e 43 quante volte sia dubbia la presenza dei presupposti indicati da queste ultime disposizioni.
4. Ciò premesso, si può mettere a confronto il testo dell'art. 11 con quello dell'art. 43. Appare evidente che il primo prevede alcune fattispecie tipiche come tassativamente ostative del rilascio della licenza di p.s.; il secondo aggiunge altre fattispecie tipiche, estranee all'art. 11. Ad avviso di questo Collegio, la differenza fra i due articoli consiste essenzialmente in ciò, ossia nella maggiore ampiezza dell'elenco dei reati ostativi.
Non sembra invece significativo il fatto che l'art. 43, a differenza dell'art. 11, non faccia menzione della riabilitazione come evento che fa venir meno il regime di divieto. Al contrario, attribuire rilevanza a questa (apparente) differenza testuale può portare a risultati scarsamente razionali: infatti, dovendosi interpretare l'art. 43 alla lettera, il regime di maggior severità sarebbe limitato ai reati indicati nello stesso art. 43, e non si applicherebbe a fattispecie (in ipotesi, anche molto più gravi) riconducibili solo alla previsione dell'art. 11.
5. Alle stesse conclusioni, questa Sezione è già pervenuta con la sentenza n. 3842, cui si può fare pieno richiamo.
6. Come si è già detto, se nella fattispecie non si ritiene applicabile l'art. 43, stante che l'interessato ha conseguito la riabilitazione in sede penale, ciò non esclude che l'amministrazione possa procedere secondo l'art. 39, beninteso qualora ne ravvisi gli estremi valutando la situazione complessiva con ragionevole discrezionalità.
6. In conclusione, l'appello deve essere accolto e in riforma della sentenza appellata deve essere annullato il provvedimento impugnato in primo grado, salvi gli ulteriori provvedimenti dell'amministrazione.
Si ravvisano giusti motivi per compensare le spese dell'intero giudizio.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, accoglie l "appello.
Spese compenste.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 31 agosto 2012 con l'intervento dei magistrati:
Pier Giorgio Lignani, Presidente, Estensore
Vittorio Stelo, Consigliere
Angelica Dell'Utri, Consigliere
Hadrian Simonetti, Consigliere
Dante D'Alessio, Consigliere
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 06 SET. 2012
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Moderatori: Ilaria



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