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ARGOMENTO: termini ricorso per motivi aggiunti

termini ricorso per motivi aggiunti 5 Anni 9 Mesi fa #710

  • MatleyMatley
  • Avatar di MatleyMatley
I 60 giorni di termine per impugnare un provvedimento, nuovo ma consequenziale ad uno che in un ricorso introduttivo si era già chiesto di annullare (in sostanza proporre motivi aggiunti) potrebbero ritenersi interrotti da una richiesta di chiarimenti?
:(
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termini ricorso per motivi aggiunti 5 Anni 9 Mesi fa #714

  • Claretta
  • Avatar di Claretta
Non faccio amministrativo e quindi potrei dire una banalità :whistle: Ho trovato al volo un paio di sentenze:

T.A.R. Lazio Roma Sez. II quater Sent., 23/05/2007, n. 4773
Il termine di sessanta giorni inizia a decorrere soltanto da quando la documentazione perviene completa all'organo competente a decidere, con conseguente e coerente possibilità per l'Amministrazione medesima, nell'ipotesi di incompletezza della stessa, di richiedere le necessarie integrazioni istruttorie, con effetto interruttivo del termine di sessanta giorni. Deve, inoltre, riconoscersi effetto interruttivo alla richiesta istruttoria volta all'acquisizione della documentazione relativa all'autorizzazione da controllare, mentre va riconosciuto effetto sospensivo unicamente rispetto alle richieste, ad esempio di chiarimenti, avanzate in presenza di una documentazione già completa al solo fine di poter decidere in maniera più ponderata.

T.A.R. Liguria Sez. I, 13/02/2004, n. 160
La richiesta di chiarimenti, effettuata dalla Soprintendenza in occasione dell'esame del nulla osta paesaggistico rilasciato dal Comune, è idonea ad interrompere il termine perentorio di sessanta giorni, previsto dall'art. 151 D.Lgs. 29 ottobre 1999 n. 490 per l'esercizio del potere tutorio, solo se sono congruamente esplicitate le ragioni che rendono necessaria l'acquisizione di ulteriore documentazione o di chiarimenti.

Cons. Stato Sez. V, 15/01/2013, n. 170
Se è vero che ai fini della decorrenza del termine di impugnazione occorre la conoscenza piena del provvedimento amministrativo causativo della lesione, è anche vero che la tutela dell'amministrato non può ritenersi operante ogni oltre limite temporale ed in base ad elementi puramente esteriori, formali o estemporanei, quali atti di iniziativa di parte (richieste di accesso, istanze, segnalazioni, ecc.), di modo che l'attività dell'Amministrazione e le iniziative dei controinteressati siano soggette indefinitamente o per tempi dilatati alla possibilità di impugnazione, anche quando l'interessato non si renda parte diligente nel far valere la pretesa entro i limiti temporali assicuratigli dalla legge. L'integrazione della conoscenza dell'atto nella sua completezza può, infatti, offrire la possibilità di avanzare nuove censure tramite motivi aggiunti, ma non determina il venir meno dell'onere di impugnazione tempestiva dalla piena conoscenza del provvedimento e della sua lesività (Conferma della sentenza del T.a.r. Lombardia - Milano, sez. II, n. 4155/2000).
Ultima modifica: 5 Anni 9 Mesi fa da Claretta.
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termini ricorso per motivi aggiunti 5 Anni 9 Mesi fa #722

  • MatleyMatley
  • Avatar di MatleyMatley
La mia domanda è riferita ad una richiesta di chiarimenti presentata dal cittadino alla P.A. relativa al provvedimento che intende impugnare. L’ultima sentenza fa’ al caso: pare che 60 gg. sia un termine perentorio.
Grazie per la ricerca
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termini ricorso per motivi aggiunti 5 Anni 9 Mesi fa #723

  • Claretta
  • Avatar di Claretta
Copio & Incollo il testo integrale, è piuttosto recente:

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA


sul ricorso numero di registro generale 8822 del 2001, proposto da D.B.B.C., rappresentata e difesa dagli avv. Ugo Ferrari, Giuseppe Sala e Claudio Sala, con domicilio eletto presso il primo in Roma, via Pietro Antonio Micheli 78;
contro

Comune di Menaggio, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv. Paolo Mantegazza e Luigi Manzi, con domicilio eletto presso il secondo in Roma, via Federico Confalonieri 5;
nei confronti di

K.P., rappresentato e difeso dagli avv. Athena Lorizio, Angelo Maestroni e Paola Brambilla, con domicilio eletto presso la prima in Roma, via Dora 1;

per la riforma della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA - MILANO, SEZIONE II, n. 4155/2000, resa tra le parti, concernente concessione edilizia.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 dicembre 2012 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti gli avvocati Ugo Ferrari, Luigi Manzi, nonché, su delega dell'avv. Athena Lorizio, Andrea Reggio d'Aci;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione


La sig.ra C.D.B.B. proponeva ricorso, notificato l'11-13 maggio 1999, dinanzi al T.A.R. per la Lombardia, avverso la concessione edilizia rilasciata il 16 luglio 1998 dal Comune di Menaggio al sig. P.K. per la ristrutturazione di un edificio confinante con la sua proprietà.

Resistevano all'impugnativa, articolata in sette motivi di gravame, il Comune di Menaggio ed il controinteressato.

All'esito del giudizio il Tribunale adìto, con la sentenza n. 4155/2000 in epigrafe, in accoglimento dell'eccezione di tardività sollevata dalle parti intimate dichiarava il ricorso irricevibile.

Da qui l'appello della ricorrente avverso tale decisione dinanzi a questa Sezione.

L'appellante contestava la declaratoria di tardività emessa dal primo Giudice e riproponeva le proprie censure avverso il titolo edificatorio in contestazione.

Anche in questo grado di giudizio resistevano all'impugnativa l'Amministrazione ed il controinteressato, che insistevano sulla tardività del ricorso, e comunque sull'infondatezza delle doglianze avversarie.

Le rispettive tesi di parte venivano riprese e sviluppate con l'ausilio di molteplici scritti.

Alla pubblica udienza del 14 dicembre 2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

L'appello è infondato.

Il Tribunale ha ritenuto che le risultanze in atti denotassero una piena conoscenza del provvedimento da parte dell'interessata sicuramente anteriore al 9 marzo 1999, data della nota con la quale la Regione Lombardia aveva chiesto al Comune delucidazioni in ordine alle contestazioni che erano state mosse dalla sig.ra D.B. con un esposto sulla legittimità del titolo.

Con il presente appello viene opposto che il 26 febbraio 1999 il geom. M., tecnico dell'attuale appellante, aveva presentato domanda di accesso ai documenti inerenti alla pratica edilizia in questione; che solo il 15 marzo successivo il tecnico aveva potuto prendere visione degli atti; che le relative copie gli erano state, infine, consegnate soltanto il successivo giorno 24 marzo.

Su queste premesse viene dedotto, quindi, che una "piena conoscenza" dell'atto concessorio non avrebbe potuto considerarsi ottenuta se non con l'acquisizione delle predette copie degli atti della pratica. Prima di ciò, il tecnico di parte non disponeva di copie del progetto assentito, ma solo "di ipotesi progettuali prive della comprovata approvazione da parte del Comune". Da qui l'allegata tempestività del successivo ricorso notificato il 13 maggio 1999, la cui introduzione avrebbe potuto reputarsi rituale, peraltro, anche ancorando la piena conoscenza alla data (15 marzo 1999) della semplice visione degli atti del fascicolo amministrativo.

L'appello è infondato.

Osserva la Sezione che una cosa è la piena conoscenza del provvedimento della cui impugnativa in giudizio si tratta, e ben altra è la cognizione documentale completa degli atti formanti la relativa pratica amministrativa.

Affinché sia integrata la piena conoscenza necessaria a radicare l'onere di chi vi abbia interesse di agire in giudizio, invero, è sufficiente, secondo il consolidato insegnamento giurisprudenziale, che sia stata acquisita contezza degli elementi essenziali dell'atto, e segnatamente della sua portata dispositiva e della sua valenza lesiva. Il cittadino, difatti, dispone anche della possibilità di svolgere motivi aggiunti di ricorso, ove consegua in seguito la conoscenza dell'esistenza di ulteriori profili di illegittimità dell'azione amministrativa (cfr., tra le tante, C.d.S., IV, 23 gennaio 2012, n. 281; V, 7 maggio 2012, n. 2609, e 22 maggio 2012, n. 2960; III, 23 maggio 2012 n. 2993; nel senso che il concetto di "piena conoscenza" dell'atto lesivo non deve essere inteso quale "conoscenza piena ed integrale" dei provvedimenti che si intendono impugnare v. anche IV, 22 maggio 2012, n. 2974; V, 26 luglio 2012, n. 4255).

Di conseguenza, l'assunto dell'appellante, per cui solo a seguito dell'avvenuto accesso avrebbe potuto dirsi acquisita da parte sua la piena conoscenza del titolo del confinante, si presenta privo di fondamento.

La giurisprudenza anche di recente ha ricordato, del resto, che, se è vero che ai fini della decorrenza del termine di impugnazione occorre la conoscenza piena del provvedimento causativo della lesione, è anche vero che la tutela dell'amministrato non può ritenersi operante ogni oltre limite temporale ed in base ad elementi puramente esteriori, formali o estemporanei, quali atti di iniziativa di parte (richieste di accesso, istanze, segnalazioni, ecc.), di modo che l'attività dell'Amministrazione e le iniziative dei controinteressati siano soggette indefinitamente o per tempi dilatati alla possibilità di impugnazione, anche quando l'interessato non si renda parte diligente nel far valere la pretesa entro i limiti temporali assicuratigli dalla legge. L'integrazione della conoscenza dell'atto nella sua completezza può, infatti, offrire la possibilità di avanzare nuove censure tramite motivi aggiunti, ma non determina il venir meno dell'onere di impugnazione tempestiva dalla piena conoscenza del provvedimento e della sua lesività (V, 5 novembre 2012, n. 5588; 25 luglio 2011, n. 4454; 5 marzo 2010, n. 1298).

Ciò posto, la Sezione reputa ineccepibile la notazione del primo Giudice per cui l'interessata aveva dimostrato già - al più tardi - con la redazione del suo esposto (allegato n. 20 della sua produzione, recante la data del 4 marzo 1999), riscontrato dalla Regione il 9 marzo 1999, una piena conoscenza delle caratteristiche essenziali del provvedimento concessorio: tanto è vero che lo stesso Tribunale ha potuto anche rimarcare, senza dare adito a contestazioni, che le puntuali e analitiche censure che tale esposto recava erano state "esattamente e compiutamente trasfuse" nel ricorso giurisdizionale alfine proposto.

Almeno altrettanto risalente era poi la consapevolezza, da parte della futura ricorrente, della lesività del provvedimento in discorso.

Senza dire, infine: che già nell'anno 1993 il controinteressato aveva presentato un precedente progetto del tutto simile, che però era stato ritirato a fronte delle specifiche contestazioni già allora sollevate dalla ricorrente; che sin dal 1997, durante l'istruttoria del nuovo procedimento, l'interessata aveva inviato sia al Comune che alla Regione le proprie riserve e contestazioni in merito alla novella domanda di concessione del confinante; e, soprattutto, che, con nota del 28 luglio 1998, il suo tecnico di fiducia aveva rappresentato analiticamente al Comune l'esistenza di vizi che, in tesi, non avrebbero consentito il rilascio della concessione appena accordata, invitando così già all'annullamento in autotutela del provvedimento.

Sicché si può aggiungere, ad abundantiam, che la parte era in condizione di presentare già da quest'ultima data (vale a dire, ben prima di quanto concretamente fatto) la propria domanda di accesso, la quale è stata avanzata, invece, negligentemente solo il 26 febbraio 1999 (sull'onere di attivare senza indugio, in una situazione siffatta, l'istituto dell'accesso cfr. C.d.S., VI, 16 settembre 2011, n. 5170, richiamata dalla stessa appellante nella memoria del 13 novembre 2012).

Il che conferma, alla luce della giurisprudenza poco sopra ricordata, la tardività dell'impugnativa di prime cure.

Per le ragioni esposte, in conclusione, l'appello va senz'altro respinto.

Le spese processuali sono liquidate secondo soccombenza dal seguente dispositivo.

P.Q.M.


Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull'appello in epigrafe, lo respinge.

Condanna l'appellante sig.ra C.D.B.B. al rimborso al Comune di Menaggio e al sig. P.K. delle spese processuali del presente grado, che liquida nella misura di Euro duemila, oltre gli accessori di legge, a favore di ciascuno degli aventi diritto.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
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Moderatori: laurapoccioni



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